— IN ALTRE PAROLE… E IMMAGINI!

Una percezione diversa del mondo della fotografia!

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ottobre 2015 Monthly archive

Non che io sia un grande estimatore di Nicolò Fabi, ma devo ammettere che il senso di questa canzone mi ha portato a riflettere su quanto sia importante avere una “personalità” anche in fotografia.
Perché ormai il mondo della fotografia non è che si distingua molto dal resto del mondo! Negli ultimi 20anni c’è un gran parlare intorno alla fotografia. Se ne parla talmente tanto che ciò che rimane è al 90% rumore!
Non credo che il problema sia lo sviluppo tecnologico che ha permesso ad milioni di persone di fare delle foto. Credo che il problema (perché per me lo è!) stia piuttosto nella loro disciplina, nell’approccio che ne dovrebbe convenire.
Scarto subito tutti coloro che a diritto scattano per divertirsi (salvo poi prendersi maledettamente sul serio!), ma non risparmio chi dice di avere la “passione” per la fotografia. Per me sono due categorie distinte.
Come si traduce questo forte interesse? Tutti abbiamo fatto i primi passi avvicinandoci al mondo delle immagini spinti più che altro da qualcosa che nemmeno sapevamo spiegare, ma che ci conquistava totalmente.
Peccato (o meno male) che non si possa rimanere per sempre bambini! Incominciano le sfide, la scuola.
In fotografia (e non solo) la passione dovrebbe sempre portare ad una evoluzione naturale, a conoscere e approfondire; in generale si riduce in pigrizia, disinteresse, mancanza di volontà e di applicazione.
Grazie al cielo che ci sono i corsi e i workshop da frequentare in cui assorbire come spugne tutta la professionalità e la conoscenza da chi, con una macchina fotografica, riesce a tirare fuori delle immagini buone per farci emozionare e che ha lavorato sodo per arrivare dove è (solitamente).
Sono convinto che non si possono ottenere risultati tangibili e duraturi se non si fa tesoro di ogni cosa a nostra disposizione per migliorarci.
Che senso ha partecipare ad un workshop e poi eslamare fiero:<<… ma tanto a me piace fare così!>>.
Rimanere nel proprio brodo non è sinonimo di “creatività” o di “personalità”!
Forse noi 10% di sognatori rimarremo dei semplici appassionati, ma almeno fieri di aver preso seriamente la nostra passione imparando, ascoltando, apprendendo… come spugne… e cercando poi di mettere in pratica, con la nostra personalità e creatività.

Sorgente: LANDSCAPE STORIES: BookReview – 01- Michele Cera – Dust

Non amo particolarmente i social network! In particolare non amo il loro utilizzo. Ma se ho conosciuto il lavoro di Txema Salvans devo dire grazie alla passione di un famoso giornalista/docente/fotografo che sul suo profilo facebook ha inserito un articolo sull’autore di “The Waiting Game”.
Un lavoro durato otto anni e che ha visto Txema percorrere le strade della prostuzione lungo la costa meridionale della Spagna. Gli scenari sono diversi: incroci, stradali, rotatorie, zone industriali, marciapiedi e banchine. Luoghi in cui l’emotività è enfatizzata dalla desolazione e dall’assenza umana, se non fosse appunto per le prostitute che svolgono “il proprio lavoro”.

L’attenzione del progetto fotografico è sulle prostitute o sulla prostituzione? Come si può esplorare un mondo esplorato già da diversi fotografi rimanendo originali?
La risposta alle domande è il punto di forza del lavoro di Txema. Guardando le sue foto si percepisce il suo sincero interesse per le donne che fotografa. Egli cerca realmente di comprendere chi sono uscendo fuori dalla figura stereotipata della donna come “oggetto sessuale”.
Chi sono? Che succede mentre lavorano? Cosa pensano prima che arrivino i “clienti”?
Nella sua ricerca non c’è contatto diretto tra lui e le prostitute. Si mantiene in disparte cercando di non disturbare o forse sarebbe meglio dire “inquinare” la scena. L’autore osserva da lontano. Le inquadrature non casuali sono scelte sapientemente per dare forza e impatto al lavoro. In alcuni fraggenti si ha quasi la sensazione di guardare attraverso la serratura di una porta.
Per farlo Txema si è travestito da operaio adetto alla manutenzione stradale, così che la sua presenza è divenuta man mano sempre più invisibile alle prostitute e ai clienti, permettendogli di investigare questa realtà sociale.
Perché alla fine di questo si tratta: uno spaccato di realtà sociale che dura da secoli e che sfrutta persone in difficoltà per i propri interessi personali.
Le foto di Txema ricostruiscono un mondo apparentemente lontano, ma che nella realtà si svolge tutti i giorni sulle strade vicino alle nostre. Il motore è lo stesso egoismo umano.